Clafoutis alle ciliegie

29 Mag

Nel 1996 ho letto un libro, Il Campo di Nessuno di Daniel Picouly e per la prima volta ho sentito parlare di clafoutis… e da allora ho sempre desiderato farlo senza mai decidermi.

La mamma scosta la tendina della finestra e sembra guardare la pioggia che scende. Tutt’a un tratto si mette a raccontare.
“Hai ragione, piove. Anche quella notte pioveva. Era un martedì. Me lo ricordo, era il giorno delle visite a tuo padre in prigione. Gli portavo un pacco. Cosette: del tabacco, della cioccolata, dei quaderni e delle matite. Quante ne mangiava, di matite! Scriveva in continuazione: storie, canzoni. E disegnava, anche. tuo padre ha sempre avuto una buona mano.”
“Dove sono quei quaderni?”
“Se li sono tenuti i crucchi. Non mi faceva mica piacere. Eccetto uno, che è riuscito a portar fuori quando è andato all’ospedale per via della bomba.”
“Dov’è, questo quaderno?”
“Nella valigia di legno del solaio. Sai, lì dove non devi andare a frugare.”
Lo so.
“Oltre al pacco, gli portavo la gavetta. Sempre lo stesso menu. Tuo padre è fatto così. Manzo con le carote e punte di asparagi in salsa vinaigrette. E come dolce, un clafoutis alle ciliegie.”
“Riuscivate a fare dei dolci durante l’Occupazione?”
“Per l’appunto, era un clafoutis di guerra. Dentro non c’erano molte uova di gallina né molto latte di mucca. Per le ciliegie, non era mai la stagione. Ci si arrangiava. Bastava che fosse un po’ rossiccio, capisci.”
Capisco benissimo, anzi me lo vedo, il clafoutis di guerra della mamma. Senza uova, senza latte, senza burro, senza ciliegie, tutto piatto, bruciacchiato, con una caterva di noccioli. Proprio un vero clafoutis.
Un giorno il mio padrino che è scomparso mi porta al ristorante. Dessert del giorno: clafoutis di ciliegie. Rivedo la mamma che lo tira fuori dal forno con il suo strofinaccio a scacchi scottandosi. Lo taglia che è ancora caldo tenendo il coltello come un contadino, con il pollice sulla lama. Vengono fuori delle fette convesse o concave. Dobbiamo fare un po’ di smorfie con la bocca perché è caldo, ma va giù bene. Ed ecco il cameriere mi posa davanti una fetta di dolce morbida, spessa, fredda e inodore.
“Che cos’è?”
“Il suo clafoutis, signore.”
Questa roba, che non è nemmeno bruciata? Dico di no, che c’è uno sbaglio, che non è possibile.Mi dicono di sì. Anche il mio padrino conferma che è proprio un clafoutis! Sono scappato via giurando che un giorno avrei aperto un ristorante in cui avrei servito il “vero clafoutis di guerra di comare Paulette” che sarebbe diventato famoso quanto la frittata del ristorante “La mère Poularde”.

Poi quest’anno mia mamma ha acquistato un piccolo terreno con tanti alberi di ciliege… e finalmente ho provato.

Questo è il risultato… credo che a Picouly piacerebbe!

Ho seguito la ricetta del Cavoletto con qualche variante presa da Cookandthecity.

Ingredienti
ciliegie 500 g
latte intero 300 ml
uova 3
zucchero di canna 30 g
zucchero semolato 100 g
burro 60 g
una stecca di vaniglia
farina 00 50 g
mandorle in polvere 50 g
chiodi di garofano 1
noce moscata una grattuggiatina
cannella in polvere un cucchiaino raso

Lavate le ciliegie e snocciolatele (la ricetta originale prevederebbe le ciliegie intere con il nocciolo, e probabilmente questo renderebbe il dolce più asciutto, ma prevedevo di farlo assaggiare anche al topino e quindi…).
Imburrate un teglia da crostata e cospargetela di zucchero di canna.
Mettete a bollire il latte. Nel frattempo sbattete con una frusta elettrica le uova con lo zucchero di canna, lo zucchero semolato e la vaniglia.
Quando il composto è bello spumoso, aggiungete il burro fuso, la farina e la farina di mandorle.
Aggiungete il latte bollente e mescolate bene il tutto.
Distribuite le ciliegie nella teglia e ricopritele con il composto.
Spolverizzate la superficie con il chiodo di garofano, la noce moscata e la cannella polverizzata e con un cucchiaio di zucchero di canna.
Mettete in forno preriscaldato a 150°C per circa 45 minuti.

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